LA VITA CHE TI REGALI: IL JOYFUL PEOPLE DI ALBEROBELLO

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Ad Alberobello c’è un angolo di serenità. No, non nell’incantevole Quartiere Monti dove miriadi di turisti si perdono, si mettono in posa, rimangono meravigliati a guardare file di Trulli bianchi, curatissimi, fioriti di colori in una bella giornata assolata.

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Il posto di cui vi parlo si chiama  Joyful People ed è un bed and breakfast, poco lontano dal centro di Alberobello.

Questa oasi di pace è gestita da un ragazzo che negli occhi ha la passione per quello che fa e la scintilla della nuova vita che si è regalato. La storia di Jean-Paul mi ricorda la mia, per questo ci sintonizziamo immediatamente e si inanellano un argomento dietro l’altro nella bellissima e colorata sala della colazione.

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Jean-Paul aveva un lavoro come avvocato. Si era realizzato. Lavorava pure bene, in un buono studio legale. Il coronamento di tanti anni di studio. Stava bene. Ma la felicità è un’altra cosa. L’appagamento materiale di una vita comoda è effimero. Come una ragnatela che sembra ben ancorata al ramo di un albero; ondeggia alla brezza estiva, rimane salda permettendo al suo ospite di svolgere le sue attività quotidiane. Basta una passata con un dito, involontaria, per caso e crolla tutto. E ci si domanda allora se non ci sia di più nella vita, se non ci sia altro.

Jean-Paul ha trovato la sua serenità in questo grande progetto. Abbandonata per sempre la pratica legale, riprende vita immaginando un luogo di condivisione, di rispetto e di impegno sociale. Tutto ciò che assembla il Joyful People ha un’anima, una storia, è vivo. Tutto puo’ rinascere ed avere una seconda, terza, infinite vite. Questa è la filosofia del Joyful People: come le piccole damigiane che vengono trasformate in allegre mongolfiere a decorare la reception; come le porticine antiche che segnalano l’angolo del Book-Crossing.

 

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Tutto ha una seconda possibilità in un circolo perpetuo di scambio, in un passaggio di mani infinito che tocca mille altre vite.

E le nostre storie si sono incrociate, ancora prima di incontrarci. Perché abbiamo fatto esperienze simili, nelle quali ci siamo buttati a capofitto, con le spalle distese a lasciare spazio al respiro. Quando ci accoglie la mattina, Jean-Paul indossa una t-shirt di Battambang e allora iniziare a parlare di Cambogia diventa naturale. E si puo’ parlare di Cambogia anche senza dire nessuna parola, perché solo chi c’è stato puo’ capire l’intensità dell’esperienza di incontrare il popolo cambogiano. Perché non si sente a parole, si sente con la pelle, si sente con il cuore e le sensazioni solleticano tutta la superficie del tuo corpo e trovano la via degli occhi. Chi parla di Cambogia ne parla prima con gli occhi, come se tutte le immagini, le scene, le persone, la bellezza e i sorrisi fossero rimasti imprigionati nelle pupille. Provate a chiedere a qualcuno perché abbia amato tanto questo posto. La risposta potrà sembrare deludente: “Non lo so perché. È difficile da spiegare”; ma provate a leggerne il motivo nella scintilla dei loro occhi e allora non serviranno più alcune parole.

Ritornando alla questione della serenità ho capito (molto tempo fa, ma con la storia di Jean-Paul ne ho avuto la conferma) che la formula giusta è la cura che in termini pedagogici ed educativi,  è gesto, azione, accompagnamento, attenzione che implicano vicinanza fisica e un coinvolgimento. E Jean-Paul mette cura in ogni suo gesto che ha magistralmente creato questo nido di accoglienza ed arte.  È la cura della bellezza dei dettagli che rendono le cinque stanze del B&B uniche.

 

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È la cura e il prendersi cura. Gli ospiti del Joyful People vengono coccolati, accolti con un sorriso aperto e congedati con un caloroso abbraccio. Prendersi cura delle piccole cose per dare una seconda chance. Come è successo all’albero di Cachi che Jean-Paul ha piantato nel giardino, dando il via al “Kaki Tree Project“.

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Una talea ottenuta da un albero sopravvissuto al bombardamento di Nagasaki del 1945 e che ora arricchisce il giardino della pace al Joyful People.

A dimostrazione che la vita è più forte di qualsiasi difficoltà, di qualsiasi abbattimento, di qualsiasi sofferenza. Un albero rigoglioso che rivendica il suo diritto a vivere secondo le proprie regole, con i rami che tendono verso l’alto in una costante resistenza a realizzare se stesso.

 

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Questi sono solo alcuni dei progetti dei quali è promotore Jean-Paul. Ci sono mille motivi per pernottare al Joyful People. Il primo di tutti è per stare bene e fare un viaggio nel viaggio che è quella sensazione che ogni viaggiatore ricerca nel momento in cui compie il primo passo verso la sua destinazione.

Vi suggerisco anche di leggere il suo libro, I “Viaggi Bianchi“, il racconto di un viaggio nei siti della memoria, dei campi di sterminio, dei luoghi di genocidio da Hiroshima, a Chernobyl alla Cambogia, nonché i campi di concentramento di Auschwitz.

Il Joyful Peole è davvero il posto per le persone gioiose.

Qui il link diretto per scoprire tutto su questo posto e per prenotare:

http://www.joyfulpeople-alberobello.it/

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