LA MIA STORIA

 

Ciao! Sono Federica. In questa pagina cercherò di darti un’idea della mia storia. Forse rimarranno solo parole. Forse quello che rimarrà sarà qualche fotografia, magari anche quella meno perfetta. Perché, si sa, le persone non si conoscono mai a fondo. Faccio fatica io a conoscere me stessa che sono sempre in evoluzione. Cambio continuamente, mi aggiorno, ma soprattutto viaggio.

Il viaggio è il miglior modo per dare un’accelerata alla mia vita. Almeno per me.

Quando mi sento in stallo, quando mi manca lo stimolo, quando mi manca il baricentro, faccio la valigia. Anzi lo zaino! e mi incammino. Probabilmente verso Est. Il più ad Est possibile.

Per capire questa mia presa di coscienza dobbiamo fare parecchi passi indietro. Schiacciare il pulsante “rewind” e portare il fermo immagine indietro di tante vite. Eh, sì, perché la persona che sono oggi è una stratificazione di “ere”. Come il principio di sovrapposizione in un’analisi geologica.

La mia vita attuale è il risultato di strati di vite diverse, di esperienze vissute. Spalmate una sull’altra come mani di vernice sui muri.

Quello che si vede da fuori è la casa, che mostra, certo, qualche segno del tempo, ci sono più rughe e qualche capello bianco in più. Quello che c’è dentro è la mia dimora dove, finalmente, adesso, posso dire di stare comodamente a mio agio.

C’è da scavare a fondo per risalire allo strato originale. È laggiù sotto, forse è invisibile, ma non è andato perso. È la base ( è forse l’anima?) sulla quale poi si è sviluppato e ha preso forma tutto quello che sono oggi.

Allora quel primo mattoncino è stato appoggiato quando avevo 24 anni. No, forse a 16. No, se la devo dire tutta a 7 durante la mia prima lezione di inglese.

È stato amore a prima vista.

Una miccia che ha preso fuoco (o forse già ardeva sotto le ceneri) e tutt’oggi mi illumina dentro.

L’inglese è la mia vera unica passione, intramontabile. E questa fiaccola mi ha diretto lungo il tunnel della mia vita. Perseguendo questo interesse ho fatto il mio primo viaggio autonomo a 16 anni per una vacanza-studio a Manchester. Allora l’inglese ha preso l’importanza che gli spettava.

Mi ha fatto capire di avere a disposizione uno strumento potente, quello della comunicazione mondiale.

Con l’inglese potevo andare ovunque, capire e farmi capire. Con l’inglese potevo conversare con persone diverse da me e la mia curiosità poteva veramente non avere confini, non avere limiti.

A 24, poi, il coronamento di un sogno che portavo dentro fin da quella prima lezione alle elementari. Mi sono trasferita in Inghilterra, in una città che, più che un luogo, è per me un migliore amico.

A Brighton.

Qui ha avuto inizio un capitolo fondamentale della mia vita. Decisivo.

Lo spartiacque.

Sì, nella mia vita il momento catartico è avvenuto molto presto. Anche in questo sono stata molto fortunata. Brighton ha cambiato la mia vita. Ovvero ha dato il via ad un percorso personale, interiore, spirituale che (per tanto tempo anche inconsapevolmente) mi ha portato a quella che sono oggi.

L’Inghilterra è stata l’occasione della vita, di quelle che non vanno lasciate andare.

L’Inghilterra mi ha aperto un mondo. Diciamo che mi ha aperto il cuore, gli occhi e le braccia. Forti per abbracciare il mondo intero, le sue diverse genti, le sue molteplicità che hanno arricchito la mia sfera personale. Ha spostato più verso l’esterno i muri che circondano il mio spazio vitale. Ha fatto entrare vita per generarne di nuova in un circolo di scambio che spero non smetta mai.

Brighton mi ha salvato più volte. Anche quando, invece, pensavo mi avesse tradito. Quando mi sono trovata di fronte a un bivio. Da che parte andare.

Rimanere o andare?

Nel 2013 ho dovuto scegliere se continuare la mia vita a Brighton o rientrare in Italia per perseguire il “nuovo” sogno, cioè diventare un’insegnante nella scuola pubblica.

La scelta è stata dura. C’è voluto UN ANNO INTERO. Ho dovuto trovare una forza di volontà spaventosa. L’ho trovata in un viaggio.

Un viaggio interiore, fatto di domande, di valutazioni, di liste “pro e contro”, di innumerevoli notti insonni e di serate ebbre, di pianti nella mia camera e di sfoghi sul posto di lavoro, di malattie psicosomatiche e di attacchi di panico, di arrovellamenti, di numerosi colloqui di lavoro per posizioni che neanche mi interessavano.

Di cercare insistentemente di combattere il destino. E quando si lotta così ardentemente per resistere ad un cambiamento che è necessario, si soffre. Si soffre tantissimo. E si rimane bloccati. Ma una volta che si lascia andare, si lascia essere, il senso di liberazione è come un incantesimo. Il portone blindato si apre improvvisamente come al suono magico di un “apriti sesamo”. Abbiamo trovato la soluzione all’enigma della sfinge. In realtà l’abbiamo sempre avuta nelle nostre mani, semplicemente non lo sapevamo.

Il destino è nelle nostre mani. Sempre.

E così il mio. Quando ho seguito il cuore piuttosto che le soluzioni logiche ed ultra analitiche che mi proponeva il mio cervello, lo sbarramento è ceduto e io ho proseguito il mio viaggio. Questo momento di crisi così intenso, che, ad una prima lettura, mi era parsa la fine del mondo, una situazione inaccettabile, di quelle che ti fanno esclamare “Ma perché proprio a me? Questa non me la meritavo proprio!”, è stato in realtà un dono e una preziosa lezione di vita permanente.

La crisi è stata un’occasione di crescita. E spesso è così per molti.

E di crisi ne ho avute altre. Non si è mai immuni. Non c’è un antidoto. Ma ogni volta mi riprendo un pochino prima. Ogni volta riesco a sbloccare la combinazione con più facilità. Ogni volta mi rialzo più forte. Ogni volta riesco ad ascoltarmi un po’ di più, mettendo a tacere il mio cervello sempre ultra analitico.

E quindi quando il cuore ha parlato con voce chiara mi ha fatto capire che era arrivato il momento di partire per una nuova avventura. Di mettermi alla prova. Di dare la possibilità alla realizzazione di un desiderio che già sentivo da diversi anni.

Un viaggio in solitaria.

Ma mettersi in gioco spaventa. Andare oltre la propria zona comfort terrorizza. A volte quello che intimorisce di più è la possibilità di essere felici. Paradossalmente, incredibilmente. Vi sembra strano ma è così.

Quella felicità che tutti cercano fa paura, come se fosse qualcosa che non ci meritiamo.

E un viaggio in solitaria può essere quanto di più spaventoso si possa pensare. Le persone addirittura si spaventavano al posto mio. Per darvi un’idea di come fu accolta la mia decisione di andare in Cambogia da sola.

Ma cosa vi devo dire? La Cambogia ha cambiato la mia vita. Sembra una frase fatta, ma non trovo altre parole per comunicare questo straordinario mutamento che si è attuato in me. Anzi, qualche parola l’ho trovata. In realtà le parole hanno trovato la via in autonomia. Sono fluite proprio mentre percorrevo questo cammino di 25 giorni e hanno preso la forma di un libro.

Cambogia – diario di un viaggio in solitaria

Non ho bisogno di aggiungere altro. Se volete capire quello che è stato per me, questo libro è probabilmente il veicolo giusto.

Da quel giorno non ho mai smesso di fare viaggi in solitaria. Anzi, quasi sempre sono la mia prima scelta. La direzione che prendo è spesso verso Est. Perché in Asia ho trovato una seconda casa. Ho trovato tante risposte a mille dubbi.

L’Asia è il mio stato mentale ideale.

Dopo quel primo viaggio anticipato da mille paure, da mille paranoie e dubbi, si sono susseguiti altri viaggi in solitaria. Sempre in Asia: in paesi che mi hanno scaldato il cuore e dove probabilmente ho lasciato piccoli pezzettini di me stessa. Quindi la Birmania, la Thailandia, il Laos e ultimo della lista (recentissimo) il Giappone.

Il mio viaggio non terminerà qui. Anzi direi che è appena cominciato. Ci sono delle idee importanti in fase di progettazione. Chissà dove mi porteranno. Chissà verso chi mi porteranno. Posso solo prepararmi ad essere pronta per tutto quello che verrà.

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Hello!!!

Federica, nata a Viareggio. I miei ricordi più lontani sono di me che faccio uno zaino e mi incammino fuori casa.

Nella vita passata dovevo essere inglese perché attraverso l’inglese il mondo ha più senso e lo comprendo meglio.

Nella vita futura sarò asiatica, perché adoro questo continente che mi fa sentire come a casa.

 
 
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